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Come una foglia portata dal vento...così è nato HARMONY
 
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favole tradizionali di diverse culture
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Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Culture e misteri
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MessaggioInviato: Mer Set 22, 23:48:20    Oggetto:  
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La Dama Bianca

Sulla scogliera che sostiene i ruderi del vecchio castello di Duino si scorge una roccia bianca che ricorda una figura femminile avvolta da un mantello. Viveva nel castello una nobile dama e il suo signore, un castellano crudele. Una notte l'uomo la gettò dalla roccia e la sventurata , cadendo, lanciò un urlo così straziante che il cielo , impietositosi, la trasformò in roccia. Da allora , ogni notte, verso la mezzanotte, l'infelice si stacca dalla roccia e vaga per il castello alla ricerca della stanza con la culla della sua bambina. All'alba si allontana e sconsolata ridiventa pietra.

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La luce e il buio hanno entrambi il diritto di esistere: la perfezione non è umana. Guarda negli occhi il tuo lato oscuro e sorridigli: solo cosi potrai ammansirlo.

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MessaggioInviato: Mer Set 22, 23:48:20    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mer Set 22, 23:51:06    Oggetto:  
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La rocca di Monrupino

Si tramanda che un pastore dell'altipiano decise di costruire una chiesetta per la Vergine Maria. Dopo il lavoro di tutto un giorno si ritirò per dormire. Al mattino, sconcertato , trovò le mura distrutte e pensò che era stata opera del diavolo. Ricostruì quello che era stato demolito e si coricò nuovamente come la sera prima. All'indomani, con grande sorpresa , vide che la chiesetta era bella e finita. La gente del luogo è convinta che la Madonna abbia voluto aiutare quel suo zelante devoto e ne è testimonianza l'impronta di un piedino ritrovata impressa nella pietra proprio nelle vicinanze

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MessaggioInviato: Mer Set 22, 23:52:51    Oggetto:  
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La principessa Rosandra

Sull'altura che domina la valle sorgeva, un tempo ormai lontano , un castello abitato da una bellissima principessa di nome Rosandra. La fama della sua beltà aveva raggiunto ogni angolo della terra e dai regni più lontani giungevano principi e cavalieri a chiedere la sua mano. Ma Rosandra preferiva correre e giocare lungo i sentieri della sua valle. Un giorno incontrò un giovane cavaliere , venuto per vederla , e se ne innamorò. Ma poiché il bel cavaliere doveva compire un'impresa in una terra lontana, i due si scambiarono amore eterno e la promessa di matrimonio. Purtroppo la nave che lo doveva condurre laggiù affondò e finì in fondo al mare. Quando Rosandra seppe di quella triste fine impazzì dal dolore e la clemenza del cielo la tramutò in pietra. Ma quelle lacrime disperate scorrono ancora ed alimentano il torrente che ha acquisito il suo nome.

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MessaggioInviato: Gio Set 23, 17:02:51    Oggetto:  
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Il Ragno ed il Sole



Come il Sole ha iniziato a illuminare la Terra e
perchè si è formata la Via Lattea.

All'inizio dei tempi c'era solo oscurità e le
persone cozzavano le une con le altre. Volpe disse che la gente
dall'altra parte del mondo era piena di luce, ma era troppo ingorda per
dividerla con gli altri. Opossum si recò lì per rubare un po’ di luce.
Egli trovò il Sole appeso ad un albero che illuminava ogni cosa. Prese
un minuscolo pezzo di Sole e lo nascose sotto il pelo della sua coda. Il
calore, però bruciò tutto il pelo. Perciò l'opossum ha la coda pelata.
Fu poi la volta della Poiana provare a rubare il Sole. Ella nascose un
pezzo di Sole nelle penne della sua testa. E' per questo che la poiana
ha la testa calva. Ci provò poi Ragno. Costruì una ciotola di argilla.
Poi tessé una ragnatela ( la Via Lattea ) per tutto il cielo
raggiungendo l'altra parte del mondo. Sottrasse tutto il Sole e lo portò
nella nostra parte del mondo, tenendolo nella ciotola di argilla.

(Indiani
Cherokee)

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MessaggioInviato: Gio Set 23, 17:04:44    Oggetto:  
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FIABA CINESE SULLA LUNA


Il Signore dell’Eternità donò il
Sole al Giorno, perché lo illuminasse con la sua luce, facesse maturare i
frutti della terra e ricompensasse le fatiche degli uomini... La Notte
si offese, lei non ricevette nulla, e rimase tristemente avvolta
dall'oscurità. Ma il gigante
Ti-Nu
volle consolarla: affondò le sue mani invulnerabili nel molle corpo del
sole e ne staccò una porzione tondeggiante, poi la avvolse in una
nuvola, per portarla alla Notte. Improvvisamente un cane rabbioso si
avventò su di lui : per difendersi, il gigante Ti-Nu fuggì con velocità.
Ma la nuvola che avvolgeva la porzione di sole da donare alla Notte era
piena di fenditure e, nella fuga, il suo prezioso contenuto
fuoriusciva. Ti-Nu, ignaro, continuò a correre e non si accorse di
spargere intorno a sé scintille luminose, di seminare fiorellini
incandescenti. Corse così velocemente che inciampò nel secchio dove era
stato versato il latte argenteo di una capra sacra: quella piccola
porzione di sole che non si era dispersa nella fuga vi cadde dentro, e
perse la sua luminosità. Il gigante Ti-Nu si disperò. Il cane rabbioso
continuò ad inseguirlo, Ti-Nu continuò a correre per fuggire e,
tutt'oggi, ancora corre. E non sa di aver creato il firmamento, con le
stelle scintillanti e la pallida luna, protettrice dei sogni.

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MessaggioInviato: Gio Set 23, 17:07:03    Oggetto:  
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Perché Noè scelse la colomba


Quando Dio decise di punire l'umanità peccatrice mandando il diluvio, tutti gli animali si riunirono attorno all'arca di Noè. Noè era un uomo giusto e Dio gli aveva spiegato come salvare se stesso e la sua famiglia, costruendo un'arca che galleggiasse e li proteggesse quando le acque si sarebbero alzate.

Agli animali era giunta voce che Noè avrebbe portato con lui, sull'arca, solo le migliori tra le creature viventi. Così arrivarono e cominciarono a gareggiare tra loro, ognuno vantandosi delle proprie virtú e, quando era possibile, sminuendo i meriti degli altri.

Il leone ruggí: ‑ lo sono la più forte tra tutte le bestie e quindi devo essere salvato per forza.

L’elefante barrí: ‑ lo sono il più grande e ho la proboscide più lunga, le orecchie più grosse e le zampe più pesanti.

‑ Non è importante essere grandi e pesanti ‑ guai la v61pe. ‑ lo, la volpe, sono la più astuta di tutti. .

‑ E io? ‑ ragliò l'asino. ‑ Pensavo di essere il più furbo.

‑ Sembra che tutti siano capaci di essere astuti ‑ disse la puzzola con un uggiolio.

Tra tutti gli animali io ho l'odore più buono li mio profumo è famoso.

‑ Voi strisciate sulla terra, ma io sono l'unica che si può arrampicare sugli alberi urlò la scimmia.

‑ L’unica!? ‑ ringhiò l'orso. ‑ E io cosa faccio?

‑ E perché, io no? ‑ cianciò lo scoiattolo, indignato.

‑ Io faccio parte della famiglia delle tigri ‑ disse il gatto, facendo le fusa.

‑ lo sono un cugino dell'elefante – squittí il topo.

‑ lo sono forte come il leone ‑ brontolò la tigre. ‑ E oltretutto la mia pelliccia è la più bella.

‑ Le mie macchie sono più ammirate delle tue strisce ‑le rispose il leopardo.

‑ lo sono il miglior amico dell'uomo guaì il cane.

‑ Non sei un amico. Sei solo un cortigiano adulatore ‑latrò il lupo. ‑ lo sono orgoglioso di essere un lupo solitario e non adulo nessuno.

‑ Bee! ‑ belò la pecora. ‑ Ecco perché hai

sempre fame. Se non dai niente, non ricevi niente. lo gli do la mia lana e lui si prende cura di me.

‑ Tu gli darai anche la lana, ma io gli do il mio miele dolcissimo ‑ ronzò l'ape. ‑ E tra l'altro ho anche il veleno per proteggermi dai nemici.

‑ Che cos'è il tuo veleno paragonato al mio? ‑ sibilò il serpente. ‑ Inoltre vivo più vicino di tutti voi alla Madre Terra.

- Non pìù vicino dì me ‑ protestò il lombrico, tirando fuori la testa dalla terra.

- Io depongo le uova ‑ chiocciò la gallina.

‑ Io gli do il latte ‑ muggì la mucca.

- Io lo aiuto ad arare la terra ‑ mugghiò il bue.

‑ Io lo trasporto ‑ nitrì il cavallo. ‑ E ho gli occhi più grandi di tutti voi.

- Avrai anche gli occhi. più grandi, ma ne hai solo due, mentre io ne ho tantissimi ronzò la mosca nell'orecchio del cavallo.

In confronto a me, siete tutti nani. ‑ Le parole della giraffa arrivarono da lontano, mentre mangiucchiava delle foglie dalla cima di un albero.

‑ lo sono alto quasi quanto te ‑ ridacchiò il cammello. ‑E posso viaggiare per giorni e giorni nel deserto senza né acqua ne cibo.

‑ Voi sarete alti, ma io sono grasso sbuffò l'ippopotamo. ‑ E sono quasi sicuro che la mia bocca è la più grande in assoluto.

‑ Io non ne sarei tanto sicuro ‑ rispose il coccodrillo con tono stizzoso.

‑ Io posso parlare come un uomo ‑ chiocciò il pappagallo.

‑ In verità non è che parli, ti limiti a imitarlo ‑ cantò il gallo. ‑ lo conosco un'unica parola, "chicchirichí", ma almeno è solo mia.

- lo vedo con le mie orecchie e volo con l'udito ‑fischiò il pipistrello.

‑ lo canto con le ali ‑ friní la cavalletta.

C'erano molte altre creature ansiose dì vantarsi. Ma Noè aveva notato che la colomba se ne stava appollaiata da sola su un ramo e non provava nemmeno a parlare o a competere con gli altri animali.

‑ Perché sei così silenziosa? ‑ le chiese ‑Noè. ‑ Non hai niente di cui vantarti?

‑ Io non penso di essere né migliore, né più saggia, né più attraente degli altri animali tubò la colomba. ‑Ognuno di noi ha qualcosa che gli altri non hanno e tutto ci è stato dato dal Dio che ci ha creati.

‑ La colomba ha ragione ‑ disse Noè. Non ‑ c'è bisogno di vantarsi e di competere. Dio mi ha ordinato dì portare con me nell'arca creature di tutti i generi, domestiche o selvagge, uccelli o insetti.

Gli animali gioirono quando sentirono queste parole e dimenticarono tutte le loro beghe.

Prima di aprire la porta dell'arca, Noè disse:

‑ lo vi amo tutti, ma poiché la colomba è stata modesta e silenziosa mentre tutti voi litigavate e discutevate, la scelgo come mia messaggera.

Noè mantenne la sua parola e, quando finirono le piogge, mandò la colomba a sorvolare il mondo per poi, riferire su come andavano le cose. Quando finalmente tornò portava un rametto d'olivo, nel becco, e Noè seppe che le acque si erano ritirate. Quando la terra fu completamente asciutta,. Noè, la sua, famiglia e gli animali scesero dall'arca.

Dopo il diluvio, Dio promise che non avrebbe mai più distrutto la terra a causa dei peccati degli uomini, e che il tempo della semina e dei raccolto, il, caldo e il freddo, l'estate e l'inverno, il giorno e la, notte ci sarebbero sempre stati.

La verità è che ci sono al mondo più colombe che tigri, leopardi, lupi, avvoltoi e altre bestie feroci. La colomba vive felicemente senza litigare. E l'uccello della pace.


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MessaggioInviato: Gio Ott 28, 16:40:03    Oggetto:  
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La Fata Morgana

Se in una calda giornata estiva, passeggiando sullo splendido lungomare
reggino che D'Annunzio definì "il più bel chilometro d'Italia", vi
capitasse di vedere paesi e palazzi della costa siciliana deformarsi e
specchiarsi tra cielo e mare, vicini a tal punto da distinguerne gli
abitanti, non dovete impressionarvi. Siete solo vittime di un
incantesimo. E' la Fata Morgana, un fenomeno ottico simile a un
miraggio che si può osservare dalla costa calabra quando aria e mare
sono immobili. La leggenda racconta che anche Ruggero I d'Altavilla fu
incantato dal sortilegio. Per indurlo a conquistare la Sicilia, con un
colpo di bacchetta magica la Fata Morgana gliela fece apparire così
vicina da poterla toccare con mano. Ma il re normanno, sdegnato,
rifiutò di prendere l'isola con l'inganno. E così, senza l'aiuto della
Fata, impiegò trent'anni per conquistarla.

La costa
siciliana, vista da quella calabrese, sembra distare pochi metri. Si
possono distinguere molto bene le case, le auto e addirittura le
persone che camminano nelle strade di Messina. Il tutto avviene quando
sulla superficie del mare, minuscole goccioline di acqua rarefatta,
fanno da lente di ingrandimento. Il fenomeno prende nome dalla Fata
Morgana della mitologia celtica.

Questa è un’altra versione del mito della Fata Morgana.

Era
agosto, il cielo e il mare erano senza un alito di vento, e una leggera
nebbiolina velava l'orizzonte, durante le invasioni barbariche dopo
avere attraversato tutta la penisola, un'orda di conquistatori giunse
alle rive del mare Jonio nella città di Reggio Calabria e si trovò
davanti allo stretto che divide la Calabria dalla Sicilia. A pochi
chilometri sull'altra sponda sorgeva un'isola con un gran monte
fumante, l'Etna, ed il Re barbaro si chiedeva come fare a raggiungerla
trovandosi sprovvisto di imbarcazioni quindi impotente davanti al mare.
All'improvviso apparve una donna meravigliosamente bella, che offrì
l'isola al conquistatore, e con un cenno la fece apparire a due passi
da lui. Guardando nell'acqua egli vedeva nitidi, come se potesse
toccarli con le mani, i monti dell'isola, le spiagge, le vie di
campagna e le navi nel porto. Esultando il Re barbaro balzò giù da
cavallo e si gettò in acqua, sicuro di poter raggiungere l'isola con
due bracciate, ma l'incanto si ruppe e il Re affogò miseramente. Tutto
infatti era un miraggio, un gioco di luce della bella e sconosciuta
donna, che altri non era se non la Fata Morgana. Il fenomeno si ripete
ancora oggi nei giorni calmi e limpidi d'estate, nelle acque della riva
di Reggio.

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MessaggioInviato: Gio Ott 28, 16:41:21    Oggetto:  
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Parthenope

Viveva, un tempo, sulle coste ioniche della Grecia, una bellissima fanciulla di nome Parthenope, che in greco antico vuol dire vergine.
Per la sua grande bellezza veniva addirittura paragonata alle dee Giunone e Minerva; aveva una bella fronte regolare, grandi occhi neri, la bocca voluttuosa, carnagione candida e un corpo dalle forme armoniose.
Amava sedersi sugli scogli e guardare il mare, sognando e fantasticando di terre lontane, sconosciute.
Cimone ne era innamorato e lei lo ricambiava, ma suo padre l'aveva promessa ad Eumeo e ostacolava in ogni modo il loro amore.
Un giorno Cimone le chiese di fuggire lontano per potersi amare liberamente ed ella acconsentì ad abbandonare la sua terra e le amate sorelle.
Dopo un viaggio lunghissimo i due innamorati approdarono finalmente sul lido che li aspetta già da mille anni e con il loro amore nascono i fiori, fioriscono milioni di nuove piccole vite.
La terra nata per l'amore, che senza amore è destinata a perire, bruciata e distrutta dal suo stesso desiderio splende ora rigogliosa.
Dalla Grecia giunsero, per amore di lei, il padre e le sorelle, amici e parenti che vennero a ritrovarla; la voce si sparse dovunque, fino al lontano Egitto, fino alla Fenicia, dovunque si raccontava di una spiaggia felice dove la vita trascorreva beatissima tra il profumo dei fiori e dei frutti e nella dolcezza profumata dell'aria.
Su fragili imbarcazioni accorrono colonie di popoli lontani che portano con loro i propri figli, le immagini degli dei, gli averi.
Si costruiscono capanne, prima sulle alture e a mano a mano fino in pianura; sorge un'altra colonia su una collina accanto e il secondo villaggio si unisce col primo; si tracciano le vie, fioriscono le botteghe degli artigiani, si costruiscono le mura.
Sorgono due templi dedicati alle protettrici della città : Cerere e Venere.
Parthenope è ormai donna e madre di dodici figli, è la donna per eccellenza, la madre del popolo, la regina umana e clemente, da lei si appella la città, da lei la legge, da lei il costume, da lei il costante esempio della fede e della pietà.
Una pace profonda e costante è nel popolo su cui regna Parthenope, la più bella delle civiltà, quella dello spirito innamorato, il più grande dei sentimenti, quello dell'arte; la fusione dell'armonia fisica con l'armonia morale è l'ambiente vivificante della nuova città.

Tratto da "Leggende napoletane" di Matilde Serao

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MessaggioInviato: Gio Ott 28, 16:45:30    Oggetto:  
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La Leggenda di Castel dell'ovo
Legato a Virgilio, Castel dell'Ovo nasconde un segreto, piccolo come un uovo.

La leggenda di Castel dell’Ovo

Una leggenda molto conosciuta fin dall’epoca antica, risalente addirittura al trecento racconta che, il sommo poeta Virgilio sia vissuto a Napoli per molto tempo e abbia operato molti cambiamenti nella citta’ per migliorarla e renderla ancora piu’ bella e accogliente.
Della sua arte magica e’ rimasta risonanza in tutto il mondo.
Fece le cose piu’ strane che ancora oggi hanno riscontro nei muri, nelle grotte, nelle strade. Una delle magie che Virgilio opero’ a Napoli riguarda il Castello dell’Ovo.
Tuttora spicca nel mare dell’attuale via Caracciolo, offrendo uno scorcio di paesaggio suggestivo e affascinante nella passeggiata quotidiana degli abitanti o agli occhi stupiti dei turisti.
Questo Castello si chiamava Marino perche’ sorgeva nelle acque

Nei suoi sotterranei il poeta latino pose un uovo di gallina sistemato in una caraffa di vetro piena d’acqua protetta da una gabbia di ferro.
Questa fu appesa a una pesante trave di quercia sistemata in una cameretta fatta costruire apposta nella quale penetrava un raggio di luce.
Da quest’uovo, credeva Virgilio, sarebbe dipesa la sorte di quel castello.
I napoletani da allora, credono che il Castel dell’Ovo (che cosi’ poi fu chiamato) esistera’ fin tanto che quell’uovo nascosto nelle sue fondamenta non verra’ distrutto.

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MessaggioInviato: Gio Nov 04, 15:48:42    Oggetto:  
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sugli angeli continuerà  a piovere sino a quando non avranno aperto gli occhi per vedere la loro luce(Parisi Cleonice)

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MessaggioInviato: Ven Nov 05, 00:00:59    Oggetto:  
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MessaggioInviato: Ven Mar 11, 22:26:14    Oggetto:  La leggenda del Serpente piumato
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Quetzalcoatl, il dio serpente, signore della creazione, del sapere e del vento, era il re della città degli dèi. Era totalmente puro, innocente e buono. Nessun compito era troppo umile per lui. Spazzava persino i sentieri degli dèi della pioggia, così che essi potessero venire a portare acqua alla terra.

L’astuto fratello di Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, il dio dei guerrieri, del cielo notturno e del fulmine, era infuriato per la sua assoluta bontà. Così decise, con alcuni amici, di fargli un brutto scherzo, trasformandolo in un furfante in cerca di piaceri. “ Gli daremo un volto ed un corpo umani !” sogghignò. Mostrarono a Quetzalcoatl il suo nuovo aspetto umano in uno specchio fumoso. Appena Quetzalcoatl vide il suo nuovo volto, si sentì posseduto da tutti i desideri materiali che affliggono il genere umano. Allora Quetzalcoatl gridò inorridito “ Non sono più adatto ad essere un re! Non posso comparire davanti al mio popolo in questo modo! ” Il dio chiamò a sè Xolotl, il coyote. Questi era legato a Quetzalcoatl come fosse la sua stessa ombra, gli fece un manto di piume verdi, rosse e bianche prese dall’uccello quetzal. Gli fece anche una maschera di turchesi, una parrucca e una barba di piume blu e rosse. Poi gli dipinse le labbra di rosso, colorò la fronte di giallo e fece in modo che i suoi denti sembrassero quelli di un serpente.

Quetzalcoatl assunse così le sembianze del leggendario serpente piumato. Ma Tezcatlipoca aveva pensato a uno scherzo da fare al fratello. Gli diede del vino, dicendo che era una pozione per curare la sua malattia. Quetzalcoatl, che non aveva mai bevuto alcolici, si ubriacò. Mentre era stordito, Tezcatlipoca lo convinse a fare l’amore con sua sorella, Quetzalpetatl. Quando ritornò in sé, Quetzalcoatl si vergognò amaramente di quel che aveva fatto. “ Questo è un giorno funesto! ” disse, e decise di morire. Quetzalcoatl ordinò ai suoi servitori di fare una cassa di pietra, poi vi si stese e rimase lì dentro per quattro giorni. Infine si rialzò e disse ai suoi servitori di riempire la cassa con tutti i suoi tesori più preziosi e di sigillarla. Detto questo il dio si recò sulla riva del mare e lì indossò il manto di piume di quetzal e la maschera di turchesi. Poi si diede fuoco, e di lui non rimase più niente, a parte le ceneri sulla spiaggia. Da queste ceneri sorsero degli uccelli favolosi che salirono al cielo, i quetzal, appunto.

Quando morì Quetzalcoatl il sole non sorse per quattro giorni, poiché il dio era sceso nella terra dei morti con Xolotl per vedere il padre, Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl disse a suo padre che era venuto a prendere le preziose ossa che custodiva per popolare la Terra, e il signore dei morti acconsentì. Quetzalcoatl e Xolotl presero le ossa preziose e ritornarono nella terra dei vivi. Quetzalcoatl spruzzò il suo sangue sulle ossa e diede loro la vita. Le ossa divennero il primo popolo, i Toltechi. Il dio insegnò al genere umano molte cose importanti. Egli trovò il mais, che era custodito dalle formiche, e insegnò agli uomini a coltivarlo. Insegnò agli uomini come lucidare la giada, come fare tessuti e creare mosaici. Ma soprattutto insegnò loro come misurare il tempo e capire le stelle, e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni. Alla fine giunse il giorno in cui il serpente piumato dovette lasciare che gli uomini se la cavassero da soli. Quando quel giorno sorse, apparve nel cielo la stella Quetzalcoatl, ovvero il pianeta Venere. Per questo il dio è chiamato Signore dell’Alba. Alcuni dicono che Quetzalcoatl andò verso est su una zattera di serpenti, ma un giorno tornerà.

leggenda Azteca

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La luce e il buio hanno entrambi il diritto di esistere: la perfezione non è umana. Guarda negli occhi il tuo lato oscuro e sorridigli: solo cosi potrai ammansirlo.

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